Erbe selvatiche contro la miseria a Bolotana... nell'Ottocento
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| Particolare di una carta della Sardegna del 1850 ca. (ETH ZH Rar K870) |
Ne ricordo in particolare due di tipo «vegetariano»: il minestrone
e le pietanze di erbe selvatiche (lessate, fritte, impanate, ecc.). Bastava
andare poco fuori dell’abitato (per es. nella località di Cumbentu o
dell’attuale Canale di guardia o poco più lontano) ed era facile
trovarne in abbondanza. Anche mia madre le raccoglieva e le cucinava in vari
modi, ma a me sono rimasti particolarmente impressi i gusti dei suoi minestroni
e delle sue frittate.
Erbe selvatiche per buongustai e… per sfamarsi
La raccolta e la cucina di erbe selvatiche, mi ricorda mio fratello Antonio, continua tuttora, per i buongustai. Le erbe sono probabilmente ancora le stesse: finocchietti, armurata o ravanello selvatico, cicoria, asparagi selvatici, mammalucca, borragine, tarassaco (o dente di leone), fustinaga (una specie di carota selvatica) e certamente altre.
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| Frittata di asparagi selvatici. |
«Impossibile
darvi un'idea, anche debole, della miseria che affligge il borgo di Bolotana in
Sardegna. Basti sapere che gran parte della popolazione sostiene la sua
sfortunata esistenza solo grazie alle erbe selvatiche che coglie qua e là per i
campi e che costituiscono la sua unica alimentazione, felice ancora quando
questo ringiovanimento non gli manca. Si prova un profondo dolore nel vedere il
continuo pellegrinaggio dei poveri abitanti di entrambi i sessi, di tutte le
età, alla casa del sindaco nel municipio a implorare aiuto».
Se le notizia fosse vera, bisognerebbe dire che
forse da quei tempi, ma certamente dal secondo dopoguerra ad oggi, la miseria
si è tenuta lontana da Bolotana, anche perché i bolotanesi non si sono mai
arresi alla malasorte, alla malaria, all'invasione di cavallette... alle cattive annate, ma hanno saputo ricavare il
proprio sostentamento lavorando sodo ogni angolo di terra utile e avendo grande
cura del proprio bestiame.
Giovanni Longu
Berna, 24.04.2023


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