Erbe selvatiche contro la miseria a Bolotana... nell'Ottocento

Particolare di una carta della Sardegna del 1850 ca. (ETH ZH Rar K870)
Premessa: ricordi d’infanzia

Capita probabilmente a tutti gli adulti ricordare magari con un po’ di nostalgia vecchi sapori gustati da bambini. Molti Bolotanesi nati nel dopoguerra ricordano sicuramente alcuni cibi che si consumavano frequentemente nelle famiglie numerose. Erano a base di lardu e sartizza, formaggio pecorino e latticini vari, pasta fatta in casa e cucinata in svariati modi, sugo di pomodoro, prodotti stagionali, olio d’oliva e pane carasau. Erano cibi «poveri», nel senso che erano accessibili a tutti (o quasi), divenuti con l’avvento dei consumi di massa rari, ma oggi nuovamente ricercati e apprezzati perché genuini e rigorosamente a chilometro zero.

Ne ricordo in particolare due di tipo «vegetariano»: il minestrone e le pietanze di erbe selvatiche (lessate, fritte, impanate, ecc.). Bastava andare poco fuori dell’abitato (per es. nella località di Cumbentu o dell’attuale Canale di guardia o poco più lontano) ed era facile trovarne in abbondanza. Anche mia madre le raccoglieva e le cucinava in vari modi, ma a me sono rimasti particolarmente impressi i gusti dei suoi minestroni e delle sue frittate.

Erbe selvatiche per buongustai e… per sfamarsi

La raccolta e la cucina di erbe selvatiche, mi ricorda mio fratello Antonio, continua tuttora, per i buongustai. Le erbe sono probabilmente ancora le stesse: finocchietti, armurata o ravanello selvatico, cicoria, asparagi selvatici, mammalucca, borragine, tarassaco (o dente di leone), fustinaga (una specie di carota selvatica) e certamente altre.

Frittata di asparagi selvatici.
Non sempre, però, le donne bolotanesi sono andate a raccogliere erbe selvatiche per solleticare l’appetito dei familiari. Talvolta vi andavano per necessità. Così almeno sembrerebbe leggendo alcune cronache di fine Ottocento. Un quotidiano francese (Parigi 1898) riportava, per esempio, questa corrispondenza da Roma (mia traduzione dal francese):

«Impossibile darvi un'idea, anche debole, della miseria che affligge il borgo di Bolotana in Sardegna. Basti sapere che gran parte della popolazione sostiene la sua sfortunata esistenza solo grazie alle erbe selvatiche che coglie qua e là per i campi e che costituiscono la sua unica alimentazione, felice ancora quando questo ringiovanimento non gli manca. Si prova un profondo dolore nel vedere il continuo pellegrinaggio dei poveri abitanti di entrambi i sessi, di tutte le età, alla casa del sindaco nel municipio a implorare aiuto».

Se le notizia fosse vera, bisognerebbe dire che forse da quei tempi, ma certamente dal secondo dopoguerra ad oggi, la miseria si è tenuta lontana da Bolotana, anche perché i bolotanesi non si sono mai arresi alla malasorte, alla malaria, all'invasione di cavallette... alle cattive annate, ma hanno saputo ricavare il proprio sostentamento lavorando sodo ogni angolo di terra utile e avendo grande cura del proprio bestiame.

Giovanni Longu
Berna, 24.04.2023


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