Ancora cavallette in Sardegna



Nel Vangelo della messa di oggi, seconda domenica di Avvento, si parla di Giovanni Battista che si cibava di cavallette e miele selvatico. Nella Bibbia questi insetti vengono evocati più volte come cibo e soprattutto come flagello. La lettura di oggi mi ha fatto venire in mente che gli sciami di cavallette nelle estati afose bolotanesi costituivano un'enorme preoccupazione per tutti i contadini che si apprestavano a raccogliere i cereali maturi nei campi della pianura sotto Bardosu. La preoccupazione era giustificata perché quegli insetti voracissimi erano capaci di vanificare in pochissimo tempo il lavoro di mesi e minacciare il sostentamento di intere famiglie.

Le cavallette hanno sempre rappresentato un grosso pericolo non solo per i Bolotanesi, ma anche per intere regioni della Sardegna, d'Italia e del mondo. Nel XIX secolo, in certi anni, si legge in alcune cronache dell’epoca, che il loro passaggio in Sardegna riduceva a deserti «tutti i seminati, i prati e i campi coltivati a cotone».

Contro l’invasione delle cavallette, in tutta l’Europa si cercavano invano rimedi efficaci. In Sardegna si organizzavano anche suppliche di preghiera  perché si ritenevano le cavallette «abitate da spiriti maligni». Si chiese persino l’intervento del Papa, che finì per autorizzare acque e benedizioni speciali.

Non sembra tuttavia che sia stato ancora trovato il rimedio risolutivo perché ogni anno le cronache riferiscono di invasioni consistenti di cavallette in diverse parti del mondo e, in Sardegna, soprattutto nella valle del Tirso e specialmente nella piana tra Ottana e Bolotana.

Non credo tuttavia che sia una buona soluzione lasciare quella piana interamente incolta.

 

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